Storia dell'Origami

Conoscere la storia dell’Origami è un valore aggiunto per chi presenta gli Origami in qualsiasi forma come ad esempio laboratori di piegatura, presentazione degli Origami a manifestazioni od eventi, corsi di Origami, corsi di formazione con l’Origami e tutte le altre occasioni di presentare e/o piegare Origami. Tuttavia, è sicuramente un argomento di grande interesse anche per il semplice piegatore che può arricchire il suo punto di vista e conoscere oltre alle tecniche Origami anche il contesto in cui l’Origami si è sviluppato ed è cresciuto. 

La parola Origami deriva dal giapponese Oru, piegare, e Kami, carta. Significa "piegare la carta", o “carta piegata”, ed è stata adottata a livello internazionale per indicare l’arte di piegare la carta.

Pochi però sanno che tradizionalmente la tecnica di piegare la carta era conosciuta in Giappone con nomi diversi come orikata, orisue, orimono, tatamigami e altri.

Origami è invece la traduzione diretta della parola tedesca Papierfalten, introdotta in Giappone solo alla fine del 1800 dal metodo educativo tedesco Kindergarten di Friedrich Fröbel.

Com’è possibile?

L’Origami tradizionale è nato e cresciuto con lo scambio culturale tra oriente ed occidente, nonostante in Giappone abbia raggiunto un livello di popolarità molto maggiore e sia diventato parte integrante della cultura giapponese, non appartiene solamente alla cultura giapponese, ma è intrinsecamente un ibrido tra cultura giapponese ed europea. 

La storia degli Origami di seguito presentata, dalle origini della carta fino alla diffusione dell’Origami moderno, è volta ad evidenziare come l’Origami occidentale si sia sviluppato in maniera autonoma a parallela all’Origami Giapponese ed a mettere in risalto le principali differenze tra Origami occidentale e giapponese.

 

Origini

Poiché piegare la carta è un atto spontaneo e naturale, si ritiene che i primi modelli di carta piegata risalgano al periodo in cui è nata la carta. Probabilmente si trattava di modelli che potevano avere un uso pratico, come ad esempio piccoli contenitori, buste per lettere o lettere stesse.

Stando alla tradizione cinese, la carta fu inventata da Ts’ai Lun, un funzionario della corte dell’Imperatore Cinese Yuan Hsing, nel 105 DC.

Tuttavia, evidenze archeologiche suggeriscono che la carta prodotta da fibre vegetali sia nata in India, Cina e Tailandia molto prima di questa data.

Le prime mappe indiane in fibra vegetale di cui si ha notizia risalgono al 1125 AC ed è certo che già dal 1000 AC i cinesi usassero la carta per fabbricare aquiloni.

In occidente, le prime pergamene risalgono al 300 AC, in Grecia, e al 200 AC, a Roma. Le pergamene, spesso realizzate in pelle di maiale venivano piegate per fini pratici e non artistici.

Nella mesoamerica precolombiana, gli Aztechi producevano due tipi di carta, uno simile al tipo di carta vegetale Tailandese e uno, l’amate, fatto con corteccia di amate. Nelle rappresentazioni delle divinità azteche compaiono cappelli molto probabilmente realizzati in amate.

Yuan Bao

La prima carta era fatta con fibre ottenute da corteccia, stracci di tessuto e vecchie reti da pesca e veniva usata come supporto per la scrittura.

Ci sono pochissimi esempi di modelli tradizionali cinesi. Uno di questi, probabilmente il più antico, è il Yuan Bao.

I Yuan Bao sono fogli di carta piegati a forma di lingotto d’oro, il Yuan Bao (da cui il modello prende il nome), che vengono bruciati come offerta per i defunti. Non si sa esattamente quando questa tradizione sia cominciata, ma è ancora viva ai nostri giorni.

Un altro esempio di modello tradizionale cinese è il così detto “Golden Venture Holding”, oggi conosciuto come Origami 3D.

Si tratta di piccoli pezzi di carta piegati in moduli triangolari che vengono uniti tra loro per formare figure tridimensionali. Non si conosce quando questi moduli triangolari siano stati creati per la prima volta, ma sono diventati popolari solo dal 1993 quando in America, a New York, approdò una nave di immigranti cinesi clandestini; il nome della nave era “Golden Venture”. I rifugiati, in attesa che venisse concesso loro asilo politico, furono rinchiusi in carcere.  Per passare il tempo, i prigionieri cinesi piegarono dei modelli di carta che spesso regalavano a coloro che sostenevano la loro causa. 

Origami 3D

600-1100 --- Giappone

La carta fu introdotta in Giappone dai monaci buddisti intorno al 600 DC, secondo la tradizione da un monaco in particolare di nome Dokyo.  Secondo alcune versioni della leggenda Dokyo si trovava su una nave cinese che fu catturata dai giapponesi; fatto prigioniero, fu costretto a rivelare il prezioso segreto della fabbricazione della carta, tanto caro ai cinesi.

La tecnica di fabbricazione della carta fu però considerevolmente migliorata in Giappone dove i fabbricanti di carta riuscirono a  produrre una carta di eccezionale qualità, la carta Washi, al contempo particolarmente resistente e morbida, adatta a molte forme di creatività, tra cui l’Origami.

In giapponese le parole “carta” e “dei”, anche se scritte con ideogrammi diversi, si pronunciano allo stesso modo: “kami”.  Kami non indica solo la carta,  ma anche il concetto di una cosa superiore, che sta sopra, che sta in alto.  Le divinità stanno in alto e sono quindi dei kami e per fabbricare la carta si usano fibre vegetali che macerate in acqua tendono a galleggiare, a stare in alto. Per questo motivo la carta è stata vista come un segno delle divinità stesse per consentire agli uomini di entrare in contatto con gli esseri superiori.

Inoltre,  la carta era costosa e non disponibile al pubblico. Ne consegue che la carta veniva fabbricata quasi esclusivamente dai monaci. La carta e i modelli di carta piegata erano utilizzati solo nelle feste o nei rituali religiosi scintoisti e nelle cerimonie formali.

Uno dei modelli più antichi è il gohei, formato da semplici strisce di carta piegate a zigzag, unite ad un filo o ad una bacchetta di legno ed utilizzate per riti di purificazione o per delimitare gli spazi sacri.

I lottatori di sumo del tempo non ricevevano denaro in caso di vittoria, ma venivano ricompensati con queste preziose strisce di carta. Anni più tardi, i forgiatori di spade per i samurai usavano queste strisce di carta per consacrare lo spazio dedicato alla fabbricazione della spada.

Ocho e Mecho

Nel periodo Heian (800-1100 DC circa) l’uso della carta si è gradualmente esteso anche alla classe nobiliare.

Nei matrimoni tradizionali shintoisti era tradizione adornare le bottiglie di sake con farfalle di carta. Queste farfalle, Mecho  (femminile, per la sposa) e Ocho (maschile, per lo sposo), sono probabilmente il primo modello di Origami figurativo.

 

600-1100 --- Occidente

Nel 751 DC gli arabi conquistarono Samarcanda, fino a quel momento sotto l’influenza dell’Impero Cinese. Tra i prigionieri cinesi alcuni conoscevano l’arte della fabbricazione della carta. Fu così che gli arabi entrarono in possesso delle conoscenze necessarie per la fabbricazione della carta.

Glia arabi, forse a causa della minor qualità del gelso arabo rispetto a quello cinese, cambiarono la tecnica di produzione della carta utilizzando solo stracci e non stracci e fibre vegetali come i cinesi. I fabbricanti di carta si spostarono ad ovest seguendo le rotte delle carovane, arrivando in Egitto nel decimo secolo.

Nella città di Fez alla fine del decimo secolo si trovavano più di 400 mulini per la fabbricazione della carta.

Il primo mulino spagnolo per la fabbricazione della carta fu costruito a Xativa nel 1056 ed apparteneva ad Abu-Masafya o Abu-Mescufà. Apparvero altri mulini a Toledo nel 1085 e Ruzafa nel 1094.

Gli arabi erano esperti matematici e astronomi ed influenzarono notevolmente il modo occidentale di piegare la carta. Poiché le regole dell’Islam limitavano la rappresentazione figurativa, gli arabi focalizzarono l’attenzione alle regole geometriche di piegatura del quadrato, che divenne il formato di partenza per eccellenza per creare modelli.

Per questo i modelli di carta piegata europei sono generalmente basati su una griglia geometrica di pieghe, in contrasto con i modelli tradizionali giapponesi che usano pieghe senza riferimenti precisi, lasciando spazio per il gusto personale e la libera interpretazione.  

Mentre i modelli classici europei sono basati su pieghe di 45°, quelli giapponesi si basano su pieghe di 22,5°. Inoltre, i modelli europei usano quasi esclusivamente il quadrato come forma base del foglio e molto raramente fanno impiego di tagli o pieghe senza riferimenti precisi. 

Nei modelli europei l’attenzione è focalizzata alla forma finale del modello. Al contrario, nei modelli giapponesi, dove è forte l’influsso Zen,  si cerca la bellezza in ogni singolo passaggio del processo di piegatura e si tende ad attribuire più importanza all’atto di piegare in sé che non al modello finito, che solitamente ha una forma stilizzata.

 

1100-1600 --- Giappone

Nel periodo Kamakura (1100-1300 DC circa)  e Muromaki (1300-1600 DC circa),  si assiste al declino dell’aristocrazia dominante ed all’ascesa della famosa classe dei samurai. Anche il Giappone conosce il feudalesimo, favorito dai samurai, e la nascita di nuove sette religiose. La più famosa tra queste è forse quella dello Zen. La disciplina zen esalta l’autodisciplina, la meditazione, il contatto con la natura. L’origami puntualmente registra questo cambiamento.

In Giappone nascono le regole per dare e ricevere regali e molti modelli tradizionali sono legati proprio a queste regole.

L’ Origami tsuki era un modello di carta piegata che accompagnava un regalo di valore e serviva per attestarne l’autenticità, mentre il noshi veniva consegnato insieme al regalo come portafortuna. Nella cerimonia del noshi-awabi veniva donata ai samurai una striscia secca di un particolare mollusco, awabi, simbolo di immortalità, contenuto in un astuccio di carta, noshi.  Piegato in modo sempre più raffinato il noshi arrivò a diventare un regalo in sé. 

 
Noshi
Tato

Sempre sotto l’influsso dei samurai, nasce la tradizione di piegare lettere a forma di farfalla, di gru, di fiore o ancora in forme geometriche per inviare le proprie richieste al signore del posto o per cercare i favori dell’amata, la quale poteva intuire il contenuto del messaggio già dal colore e dalla forma della lettera. 

L’Origami si fa sempre più presente anche tra il popolo. Nascono Origami per la custodia di piccoli oggetti, i tato.

Tsutsumi, invece, è l’arte di impacchettare i regali, nelle cerimonie scintoiste queste semplici pieghe erano simbolo di purezza e sincerità. 

Anche le tradizionali sfere medicinali, i kusudama, fatte da un insieme di ramoscelli ed erbe mediche che vengono appese alla porta di casa per allontanare gli spiriti maligni e le malattie, iniziano ad essere creati con fiori Origami uniti tra loro in modo da formare una sfera.

Gradualmente le forme rituali si sono evolute in rappresentazioni più semplici ed oggetti di uso quotidiano come il masu, la scatola tradizionale. 

Kusudama - Masu - gru

Modello tradizionale per eccellenza è la gru. Secondo la tradizione popolare la gru vivrebbe mille anni e regalare una gru è un augurio di lunga vita e prosperità.

Una celebre storia del secolo scorso narra di una bambina giapponese colpita dalle radiazioni della bomba atomica sganciata su Hiroshima nel 1945 alla quale, dopo numerose domande sulla data della sua guarigione, venne risposto che quando avrebbe finito di piegare mille gru, sarebbe guarita. Sadako, questo era il nome della bimba, si mise subito d’impegno, ma arrivata a circa 700 gru perse la sua lotta contro le radiazioni.

Il suo simbolico sforzo fu raccolto da numerose persone non solo in Giappone, ma in tutto il mondo che si sono impegnate a piegare mille e mille gru come segno di profonda commozione e come messaggio di pace mondiale . Il Giappone, da parte sua, ha dedicato un monumento alla piccola grande Sadako sul quale sono deposti mazzi e mazzi di mille gru provenienti da ogni parte del mondo.

Rana -Sanbo -Fiore di loto

Anche la rana è una tradizionale forma Origami; la parola kaeru significa sia “rana” che "ritorno a casa", è quindi tradizione donare una rana Origami come buon augurio a chi sta per intraprendere un lungo viaggio.

Il sanbo, una scatola di carta per presentare offerte agli dei durante le cerimonie, e la ninfea, il simbolo del Buddha stesso, sono altri esempi di Origami tradizionali.

 

1100-1600 --- Occidente

Quadrato astrologico

A Gerardo da Cremona si deve l’ideazione del Quadrato Astrologico o Carta Astrale. Nato a Cremona nel 1114, studiò filosofia in Italia per poi andare a Toledo per completare gli studi.  Imparò l’Arabo e tradusse dall’arabo al latino opere di medicina, matematica, astronomia, astrologia e altre materie, diventò Canonico della Cattedrale di Toledo fece parte del Cabildo. Il Quadrato Astrologico, simbolo della Gerusalemme Celestiale, ha quasi lo stesso crease pattern della Pajarita, il principale e più conosciuto modello Origami tradizionale dell’occidente.  Il Quadrato Astrale veniva insegnato nelle università di astrologia e fu usato anche da Galileo (1564-1642). 

Nel XII sec. la mitra del Papa veniva piegata da un foglio 1 per 2.

Con l’occupazione della Sicilia da parte degli arabi, i mulini per la fabbricazione della carta arrivarono in Italia. Le prime cartiere apparvero in Italia, a Fabriano nel 1276, e in Francia, a Troyes nel 1348. Nella seconda metà del XIV secolo in Europa l’uso della carta per scopi letterari era già consolidato.

San Giovanni Capistrano (1386-1456). Per vincere orgoglio e vanità cavalcò per la città su un povero somaro, montato al contrario, verso il convento dove avrebbe chiesto di essere ammesso. Durante la cavalcata indossava un cappello di carta su cui vi era scritto “sono un miserabile peccatore”.

La prima pubblicazione contenente un modello Origami tradizionale europeo è probabilmente una stampa del 1472 contenuta nel “De sphaera mundi”, “La sfera del mondo”, opera di Johannes Sacrobosco stampata a Ferrara. In questa stampa è raffigurata una barca del tutto simile alla classica barca tradizionale Origami.

I portoghesi arrivarono in Giappone intorno al 1540, ma già nel 1624 il Giappone chiuse le porte alle navi spagnole e nel 1638  furono espulsi i commercianti portoghesi e inglesi. Il Giappone permise la permanenza dei soli olandesi confinati nel porto di Nagasaki.

E’ molto probabile che in questo periodo ci siano state contaminazioni tra modelli tradizionali orientali ed occidentali.

I porti giapponesi riaprirono le porte ai commercianti occidentali solo nel 1854.

Barca tradizionale - De Sphaera Mundi
 

1600-1900 --- Giappone

Carpa - Imperatore

Nel periodo Edo (1600-1900 DC circa) la produzione di carta diventa a basso costo e destinata al largo consumo. L’Origami è ormai diventato popolare e numerose sono le tradizioni legate all’uso di Origami.

La festa delle bambine (3 marzo) è legata alla tradizione della bambola fluttuante: una bambola di paglia o di carta piegata veniva posta su una barca, anch’essa di paglia o di carta piegata, e lasciata trasportare dalla corrente di un fiume.

Successivamente questa tradizione verrà sostituita da quella di ricostruire con l’Origami, o altre tecniche, i personaggi della Corte Imperiale con i loro abiti rituali, pensando che le bambine possano così passare la sfortuna alle figure, allontanandola da loro stesse.

In occasione della festa dei bambini (5 maggio), invece, è tradizione che i bambini costruiscano bandiere di stoffa o carta, usando anche la tecnica degli Origami, a forma di carpa da appendere sul tetto di casa, come augurio di energia fisica e spirituale e di crescita e successo sociale.

Queste usanze si conservano ancora oggi.

In occasione del capodanno è usanza realizzare con Origami le cartoline augurali, le buste di denaro per i bambini e i supporti per i dolcetti di riso. Il primo lavoro realizzato nel nuovo anno è spesso un Origami tradizionale. Durante la festa di San Valentino, secondo tradizione,  le donne donano cioccolatini in astucci spesso realizzati con Origami.

In questo periodo la stampa arriva in Giappone. Tra gli altri compaiono anche i primi libri di Origami.

Il primo libro Origami, “Tsutsumi-no Ki” di Sadatake Ise, fu pubblicato nel 1764 e contiene le istruzioni per 13 modelli cerimoniali come noshi e tutsumi.

Nel 1797 fu pubblicato il primo libro Origami a carattere ricreativo “Senbazuru Orikata”, “Piegatura delle mille gru”, che contiene le istruzioni per piegare da un solo foglio di carta gruppi di gru unite tra loro.

In seguito, nel 1845, fu pubblicata una collana,  “Kayara-gusa”, che contiene una collezione di modelli piuttosto varia tra cui una libellula, una cavalletta, un polipo, una chiocciola, la rana tradizionale e varie figure umane.

Nel periodo Meiji (1900-1915 DC circa) il metodo educativo kindergarten approda in Giappone e grazie al kindergarten l’Origami viene insegnato anche nelle scuole per educare i bambini alla manualità e allo sviluppo del senso estetico.

 

1600-1900 --- Occidente

Durante il Rinascimento in Italia si diffuse la moda di abbellire le tavole delle corti con decorazioni di tovaglioli piegati. Usando l’arte dell’Origami per piegare i tovaglioli, venivano creati elaborati centrotavola a forma di animali, navi e altri soggetti di grande effetto. 

“Li tre trattati” di Mattia Giegher, pubblicato nel 1639 a Padova, contiene la descrizione di elaborate sculture di tovaglioli tra cui animali di terra, uccelli, pesci, dragoni e navi. Alcuni di questi modelli sono diventati dei classici e sono conosciuti ancora oggi.

Georg Phillip Horssdorfer tradusse “Li tre trattati” in tedesco e pubblicò il libro nel 1657 a Monaco, esportando l’arte dei tovaglioli piegati in Germania.

Nell’opera “La duchessa di Amalfi” dell’inglese John Webster del 1614 compare un riferimento alla classica bomba d’acqua, forma base di numerosi altri modelli. Nell’opera viene usata dai ragazzi come prigione per le mosche.

Si ha notizia di lanterne veneziane fatte in carta, di gran moda nel XVII sec, ma cadute presto in disuso per la facile infiammabilità.ù


Il nodo pentagonale, modello tradizionale giapponese, apparve nel “Trattato della Sfera” di Urbano D’Aviso – Roma, 1682.

E’ documentato per la prima volta in Giappone nel 1703 “Oru Kokoro”.

Il nodo pentagonale fu largamente utilizzato dai maghi per via della stella visibile in controluce.

Tovagliolo piegato
Bomba d'acqua
Ventaglio magico

Nel 1700 gli illusionisti europei usavano la tecnica dell'origami per stupire il pubblico con "Il Ventaglio Magico", una larga striscia di carta piegata a fisarmonica che incantava il pubblico grazie alla sua capacità di trasformarsi agilmente in  figure diverse.

L’uso del Ventaglio Magico o Trouble wit è documentato in “Hokus Pocus Improved” di G. Conyers-Londra, 1710.

Nel libro "Hanenpoot" dell’olandese Willem Bilderdijk del 1806 viene raffigurato un bambino seduto su una barca che galleggia in una tazza di te. La barca è stata identificata come il modello tradizionale della giunca cinese, che quindi,  contrariamente a quanto sembra, è un modello originario dell’Europa e non della Cina.

Nel XVIII sec in Germania nasce la tradizione di piegare i certificati di battesimo secondo il crease pattern del Quadrato Astrologico, inteso come simbolo della Gerusalemme celeste.

Certificato di battesimo

Si possono trovare tracce di Origami del XIX secolo in tutta l’Europa.

In Germania, nel National Museum e nel Museum of Saxon Folk Art, ci sono cavalli e cavalieri Origami che si pensa siano stati piegati tra il 1810 e il 1820.

Diversi sono riferimenti in letteratura (tra gli altri hanno scritto di Origami anche Lev Tolstoj, Mary Shelley, Lewis Carroll) e in pittura a persone che piegano soggetti come aquiloni, navi e uccelli.

Hanenpoot - Giunca cinese
Cavallo e cavaliere

Proprio un uccello, la pajarita, è uno degli origami classici spagnoli più conosciuti.

Originario della Spagna (oggi la pajarita è il simbolo dell’associazione spagnola di Origami), questo modello si ritrova in tutta Europa con nomi differenti e la si può vedere in diversi dipinti come “The Merrymakers” del francese Carolus-Duran, del 1870 circa.

The Merrymakers - Pajarita

A metà del XIX secolo, Friedrich Fröbel creò in Germania il primo kindergarten. Il suo sistema educativo prevede alcune attività chiamate “occupazioni”.

L’Origami costituiva indubbiamente una delle occupazioni. Le occupazioni di Fröbel sono divise in tre categorie: forme di vita, forme di bellezza e forme di conoscenza. L’Origami figurativo tradizionale si colloca nelle forme di vita. Nelle forme di bellezza i bambini piegano schemi simmetrici partendo da modelli geometrici. L’Origami delle forme di conoscenza viene usato per insegnare ai bambini regole di geometria elementare.

Tessere di Fröbel

Sulla scia del metodo educativo di Fröbel, furono scritti diversi libri di pedagogia che contemplavano l’utilizzo dell’Origami:

“Juegos de los ninos”- Madrid 1847,  “De  kleine papierwerkers” di Elise Van Calcar - Amsterdam 1863, “Medios de instruir” di Vicente Castro Y Legua - Madrid 1893, “Traveuax Recreatifs pour les enfants de 4 a 10 ans” di Marie Koenig – Francia 1898, “Trabajo manual scolar” di Vicente Castro Y Legua - Madrid 1910,  “Jugueteria y Psicologia” di Pedro Martinez Baselga - Zaragoza 1910.

 

1900-2000

I kindergarten hanno fornito un contributo decisivo alla diffusione degli Origami dall’Europa al Nord America fino in Argentina per tornare al Giappone.

Quando i kindergarten di Friedrich Fröbel arrivarono in Giappone, l’Origami occidentale e giapponese si incontrarono. Per assecondare l’esigenza dei kindergarten di insegnare Origami, in Giappone si cominciò a produrre carta da Origami quadrata e colorata su un lato, così come da tradizione europea.

I modelli tradizionali passando di mano in mano, di generazione in generazione, hanno frequentemente cambiato forma e nome. I bambini, così come gli adulti, spesso hanno apportato modifiche a modelli già esistenti o addirittura creato modelli nuovi. Questo aspetto creativo dell’Origami tradizionali è una delle ragioni per cui Fröbel inserì l’Origami tra le sue occupazioni. L’incontro tra modelli tradizionali occidentali e giapponesi favorì ulteriormente la nascita di nuovi modelli.

In Europa il termine Origami non esisteva, l’Origami era chiamato “papierfalten” in Germania, “paper folding” in Inghilterra, e in Spagna il termine “pajarita” non indicava solo l’uccellino, ma genericamente ogni modello di carta piegata.

La parola Origami è stata coniata nei kindergarten giapponesi ed è la traduzione letterale di “papierfalten”.    

Akira Yoshizawa, considerato il padre dell’Origami moderno, nacque nel 1911 e frequentò il kindergarten. Arrivò a Tokyo nel 1924 e cominciò a lavorare in una industria metalmeccanica. Quando gli fu affidato il compito di formare i giovani impiegati usò gli Origami per insegnare loro la geometria.

Successivamente Yoshizawa lasciò il lavoro in fabbrica e continuò a vivere praticamente in povertà, facendo solo piccoli lavori saltuari, per dedicarsi totalmente agli Origami.

Rivoluzionò completamente il modo di piegare introducendo pieghe morbide e dando tridimensionalità ai suoi modelli. Intorno al 1951 il talento di Yoshizawa fu scoperto da Iizawa Tadasu, l’editore della rivista giapponese di fotografia Asahi Graf.  Yoshizawa fu trasferito in un buon hotel, rivestito con abiti nuovi e gli venne chiesto di creare la serie dei dodici segni zodiacali da pubblicare sulla rivista. Yoshizawa lavorò giorno e notte per soddisfare la richiesta dell’editore e i suoi modelli apparvero sul numero di gennaio del 1952. Questo portò alla rivelazione del genio di Yoshizawa al mondo.

Iizawa Tadasu continuò a sponsorizzare Yoshizawa organizzando lavori, dimostrazioni e sessioni di insegnamento. Grazie alle pubblicazioni sulla Asahi Graf le opere di Yoshizawa furono viste da Gershon Legman, esperto in tecniche di piegatura della carta, che ne riconobbe subito il grande talento. Legman, americano all’epoca residente in Francia, organizzò una mostra presso il museo Stedlijk di Amsterdam con i modelli che gli aveva inviato Yoshizawa. Da Legman la notizia si diffuse fino a Robert Harbin, in Inghilterra, e grazie a lui raggiunse Lilian Oppenheimer a New York nel 1957. Nel 1958 Oppenheimer fondò a New York l’Origami Center e nel 1959 incontrò Yoshizawa ed organizzò un’altra esposizione dei suoi modelli a New York. La mostra ebbe un successo enorme ed un profondo impatto sul mondo degli Origami, Yoshizawa divenne altrettanto famoso in oriente quanto in occidente.

Nel frattempo fu pubblicato, nel 1956,  il primo libro di Origami europeo “Paper Magic“ di Robert Harbin, nome d’arte di Ned Williams, illusionista e scrittore britannico. Questo libro segue idealmente il libro “Fun with Paperfolding” di Murray e Rigney, pubblicato in America nel 1928.

 

Alla base di questi volumi vi è la prima teorizzazione occidentale riguardo all'origami ad opera di Josef Albers, padre della teoria moderna dei colori e della corrente minimalista ed esponente del Bauhaus, che insegnò l'arte della piegatura tra il 1920 ed il 1930, usando fogli circolari che venivano piegati in spirali e forme ricurve. Le sue opere hanno influenzato gli artisti giapponesi di origami moderni come Kunihiko Kasahara.

Josef Albers

L’Origami Center di Oppenheimer è stato fondamentale per la diffusione degli Origami in America e per il mondo occidentale, ma poco dopo nacquero anche le prime associazioni Origami europee.

La British Origami Society fu fondata nel 1967 proprio con l’aiuto di Oppenheimer, nel 1973 dall’unione di numerose associazioni giapponesi nacque la Nippon Origami Association, nel 1978 Roberto Morassi e Giovanni Maltagliati fondarono il Centro Diffusione Origami, e nel 1989 nacque la Origami Deutschland per merito di Paulo Mulatinho e Silke Schröder. Altre associazioni nazionali vennero create negli anni seguenti e ad oggi se ne possono contare più di trenta.

Su proposta di Lilian Oppenheimer “Origami” divenne il termine universale per indicare l’arte di piegare la carta. I simboli grafici ideati da Akira Yoshizawa e Sam Randlett per descrivere come piegare i modelli Origami vennero adottati ufficialmente anche da Robert Harbin e diventarono lo standard internazionale.

L’Origami moderno era nato.


Bibliografia

“Origami Art”, M. G. Lafosse, R. L. Alexander - Tuttle publishing

“Papiroflexia Iniciacion 2”, V. Palacios - Salvatella

“Papiroflexia Collecion”, V. Palacios - Salvatella

“Papiroflexia Selecta”, V. Palacios – Salvatella

“The Art and Wonder of Origami”, K. Kasahara - Apple

“Origami tradizionali giapponesi”, F. Decio, V. Battaglia - NuiNui